di Federico Canziani
La delicatezza nell’articolare il pensiero, ci impone di non abbandonarci all’istinto intellettuale e all’impulsività.
La pacatezza ci consegna su un vassoio d’argento la soddisfazione di ragionamenti retti da fili ben distinti e non confusi.
Il pensiero, filtrato dai contenuti delle nostre letture ed esperienze, ci impone di distinguere, in modo pragmatico e razionale, tra le drammatiche condizioni di disumanità esistenti nelle carceri italiane e i comuni sentimenti di reazione alla constatazione delle recidive di violenza dopo la liberazione, magari attuata per garantire il sacrosanto diritto alla riabilitazione e al reinserimento sociale.
La distinzione netta va considerata. Il rischio di recidiva va individuato e controllato, non v’è dubbio; l’umanità e le condizioni di detenzione però, nel loro più completo spettro di aspetti, vanno salvaguardate per coscienza.
Per il Cristiano la coscienza è la voce di Dio, per l’ateo anche solo consapevolezza e sensibilità.
Ciò è imperativo!

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